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Scienze Fanpage

U

n cerchio di pietre noto come “dolmen di

Guadalperal” è emerso lungo la sponda

del fiume Tago a causa dell’estrema sic-

cità che ha colpito la Penisola Iberica durante l’e-

state. Il monumento megalitico, simile a uno Sto-

nehenge in miniatura, era noto dagli anni ’20 e fu

sommerso dall’acqua negli anni ’60 a causa della

costruzione di un bacino idrico. Gli archeologi

stanno pensando di spostarlo. Uno spettacolare e

antichissimo cerchio di pietre simile a uno Sto-

nehenge in miniatura è emerso in Spagna sulle ri-

ve del fiume Tago, a causa dell'estrema siccità che

ha colpito la Penisola Iberica durante l'estate. Si

tratta del dolmen di Guadalperal, un monumento

megalitico del quale dall'inizio degli anni '60 del

secolo scorso affioravano soltanto le “teste” di al-

cuni menhir, le pietre disposte verticalmente. Fu

studiato e descritto negli anni '20 dal geologo e ar-

cheologo tedesco Hugo Obermaier, che stimò l'età

dell'affascinante monumento in circa 4mila anni.

Fu dunque eretto durante l'Età del Bronzo. Sito a

Peraleda de la Mata nella provincia di Cáceres, il

dolmen di Guadalperal fu sommerso dall'acqua –

assieme a molti altri siti archeologici simili – quan-

do il regime del generale Francisco Franco decise

di costruire il bacino idrico di Valdecañas, nel

1963. Da allora, come indicato, spuntavano dalla

superficie solo le porzioni più elevate dei menhir

alti circa due metri. Ma la siccità devastante legata

ai cambiamenti climatici lo ha riportato alla luce

questa estate, purtroppo non nel suo antico splen-

dore. Le pietre di ciò che rimane del dolmen, infat-

ti, sono porose e l'acqua le ha deteriorate sensibil-

mente. A causa della posizione delicata e dei dan-

ni che ha subito, l'Associazione Culturale Radici

di Peraleda ha proposto la rimozione del monu-

mento e la collocazione in un luogo più sicuro,

benché non tutti gli scienziati siano concordi, al-

meno non prima di averlo studiato a fondo nel

suo luogo di origine, dove potrebbero essere tro-

vati reperti preziosissimi. Attualmente il cerchio

di pietre è costituito da 140 “pezzi” disposti sia in

verticale che in orizzontale, e alcuni erano posti

sopra quelli verticali per formare il classico dol-

men. Gli archeologi ritengono che razzie – opera-

te sin dal tempo dei romani – , atti vandalici e gli

effetti dell'acqua abbiano spazzato via molti degli

oggetti preziosi presenti nel sito. Secondo alcuni,

infatti, si sarebbe trattato anche di un luogo di se-

poltura, oltre che di un tempio solare/osservato-

rio celeste analogo allo Stonehenge britannico,

sebbene di dimensioni più conteute. Su uno dei

menhir dell'ingresso, che era lungo 21 metri, sono

scolpiti un serpente e altri simboli dalla forma

umana che probabilmente furono messi a prote-

zione del luogo sacro. Il sito megalitico è stato mo-

dificato nel corso dei secoli con l'aggiunta di nuo-

ve pietre e strutture, fino a renderlo un rifugio

chiuso e appunto un probabile luogo di sepoltu-

ra. Grazie all'occasione offerta dalla siccità gli

scienziati lo stanno studiando nel dettaglio, in

attesa di decidere se spostarlo o meno.•

NEWS

ARCHEO

06 dicembre 2020

Spettacolare “Stonehenge” spagnolo emerge a causa

della siccità: il cerchio di pietre ha 4mila anni

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