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L

e mummie egizie continuano a fare notizia. Re-

centemente due scoperte di rilievo sono emerse re-

lative a rituali di mummificazione mai riscontrati

in precedenza. La prima proviene da scavi archeologici

presso il tempio di Taposiris Magna. Sono riemerse due

mummie con un piccolo dettaglio dall’enorme potenza

evocativa: una lingua d’oro che doveva servire al defunto

a parlare con Osiride, il dio dell’Oltretomba e della so-

pravvivenza dopo la morte. Si tratta di foglie d’oro a for-

ma di lingua, piazzate nella

bocca di mummie di epoca gre-

co-romana, in un uno speciale

rituale che doveva rendere

“Giusti di Voce” i defunti e do-

nargli la potenza della parola

nell’aldilà, davanti al tribunale

di Osiride. Le mummie, risa-

lenti a circa 2.000 anni fa, sono

state rinvenute in scavi condot-

ti a ovest di Alessandria da una

missione dell’Università di San-

to Domingo, presso il tempio di

Taposiris Magna, antica città il

cui nome significa appunto

“Grande tomba di Osiride”. La

missione archeologica ha ripor-

tato alla luce 16 tombe scavate

nella roccia, una tecnica di inu-

mazione diffusa “in era greco-

romana”, con all’interno “un

certo numero di mummie in cattivo stato di conservazio-

ne. Nell’ambito della scoperta sono state rinvenute due

mummie di rilievo: una con decorazioni dorate raffigu-

ranti proprio Osiride, mentre l’altra presenta una corona

con corna e serpente e una collana con un pendente a for-

ma di testa di falcone. Dal comunicato non è chiaro se le

mummie siano proprio quelle con la lingua d’oro. La se-

conda scoperta è relativa a uno strano rituale cui è stata

sottoposta una mummia egizia, scoperto grazie alla tecno-

logia. La notizia, recentemente pubblicata su “

PlosOne

”,

ha rivelato una curiosa pratica funeraria finora sconosciu-

ta: un involucro di fango a ricoprirne il corpo. La mum-

mia, oggi conservata presso il Chau Chak Wing Museum

di Sidney, risale tra la fine della XIX e l’inizio della XX di-

nastia. Già nel 1999 una TAC aveva mostrato la presenza

di uno strano involucro fangoso nascosto sotto le bende di

lino. Con nuove tecnologie ed esami chimico-fisici si è vi-

sto che si tratta di una serie di impacchi di lino e un com-

posto di fango, sabbia e paglia, applicati quando erano an-

cora freschi, un po’ come si fa con la cartapesta. Grazie al-

la spettrofotometria XRF e alla spettroscopia Raman, inol-

tre, sono stati individuati un pigmento bianco a base di

calcite su tutta la superficie e una colorazione con ocra ros-

sa in corrispondenza del volto. L’inedita crosta sarebbe

servita a stabilizzare e “riparare” il corpo di una donna tra

i 26 e i 35 anni, probabilmente per preservarne l’integrità,

fondamentale per la vita dopo la morte. La mummia, in-

fatti, mostra diversi traumi post-mortem. A distanza di

una o due generazioni, qualcuno ha cercato di risolvere co-

sì un danno all’altezza del ginocchio e della parte inferio-

re della gamba sinistra, forse provocato da tombaroli. Ol-

tre allo scopo appena descritto, potrebbe esserci stata an-

che la volontà di replicare, in maniera più economica, la

pratica funeraria di rivestire le mummie degli apparten-

tenti all’élite del Nuovo Regno, con bende imbevute di co-

stose resine importate.

RITUALI ANOMALI PER LE MUMMIE EGIZIE

LIVE SCIENCE, 24 GENNAIO