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FENIX 149

P

erline di vetro provenienti da Venezia e risalenti a

un’epoca precedente alla scoperta dell’America da

parte di Cristoforo Colombo sono state rinvenute in

Alaska. Lo hanno scoperto gli esperti dell’Università del-

l’Alaska, che hanno pubblicato un articolo sulla rivista

American Antiquity

per rendere noti i risultati del loro stu-

dio, il quale ha portato alla scoperta di piccole perle di ve-

tro, del colore e delle dimensioni di mirtilli, realizzate da-

gli artisti di Murano diversi decenni prima dell’arrivo del

navigatore genovese nel Nuovo Mondo. «

Le perline sono

state rinvenute nei pressi di un’abitazione a Punyik Point, un

campo Inuit stagionale nella Brooks Range in Alaska

– spie-

ga Mike Kunz, curatore del Museo del Nord presso l’Uni-

versità dell’Alaska –

e sono state realizzate tra il 1440 e il

1480, secondo quanto risulta dalla datazione al radiocarbonio

dello spago che teneva insieme i gioielli

». Il team ha scoperto

un totale di 10 perline nel sito, ma i ricercatori ipotizzano

che fossero solo una parte di un piccolo tesoro, forse una

collana, trasportato da commercianti e mercanti. Gli scien-

ziati hanno analizzato lo spago, costituito da fibre vegeta-

li, grazie al radiocarbonio, e la fattura dei gioielli. «

Questi

oggetti potrebbero essere stati trasportati attraverso varie rotte

commerciali

– sostiene l’esperto –

dall’Europa lungo la Via

della Seta fino alla Cina, attraverso la Siberia e fino allo Stret-

to di Bering. È il primo esempio documentato della presenza

di materiali europei in siti preistorici americani. Le perle sfi-

dano la cronologia storica attualmente riconosciuta

.

Questo

nuovo ritrovamento è un vero mistero

». Non per chi ha sem-

pre dichiarato che Colombo non fu il primo europeo a

sbarcare in America.

PERLINE DI MURANO INAMERICA PRIMADI COLOMBO

UNIVERSITÀ DELL’ALASKA, 4 FEBBRAIO

del tratto leonardesco. Basta guardare le pupille, e poi an-

che i capelli, sembra più un parrucchino. Non mi sembra

un disegno autografo

”»

. La Piraccini aggiunge altre ragio-

ni: «

Contraddizione sull’analisi della carta fra la datazione del

C14 che la fissa negli anni ‘60, e altri dati che, invece, indivi-

duano un tipo di carta rinascimentale ferrarese con in filigrana

un volatile e contromarca gotica anch’esse contrastanti. Se la

carta fosse Rinascimentale, mettendo in discussione l’analisi del

C14, ciò ahimè non sarebbe garanzia d’autenticità, in quanto,

chiunque abbia una benché minima infarinatura di restauro sa

che per realizzare un falso bisogna usare i materiali dell’epoca.

Oppure, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere dell’epoca,

ma di uno scolaro imberbe, troppo insicura la fattura”:

Questa

insicurezza nel tratto, secondo la Piraccini si nota dal “

duc-

tus è incerto e instabile, senza incisività. Il chiaroscuro non è so-

lo debole ma scialbo e vuoto, si sperde vago nel campo del fo-

glio. Lo sfumato fioco è ben lungi da quello Leonardesco. Il

tratteggio ha tratti indecisi che svolazzano senza coerenza. Er-

rori anatomici sono evidenti nella struttura cranica troppo ele-

vata, e dove la fronte addirittura non gira, si vede un chiaro-

scuro sgrammaticato che la fa rientrare come bombata all’al-

tezza dell’attaccatura improbabile dei capelli, che sono assolu-

tamente fuori registro e decisamente posticci. I bulbi

oculari non si posizionano nell’orbita in quanto l’arcata so-

pracciliare è caduta, e la rima oculare dell’occhio di sinistra ver-

so l’esterno in basso è sfiancata, cala in modo anomalo. Il naso

è morfologicamente fuori asse rispetto alla prospettiva del tre

quarti. Le iridi e pupille degli occhi galleggiano su e giù irre-

golari: una, quella di destra, poggia sulla rima, l’altra a sinistra

no. La palpebra di destra è pendente dunque l’occhio è più

chiuso dell’altro, e sotto ambedue gli occhi emergono qua e là

gonfiori. L’espressione del volto è eccessivamente smorta e va-

cua. Affermare poi, come è stato fatto, che questo disegno possa

persino sostituire in veridicità il dipinto del “Salvator Mundi”

ora in Arabia Saudita e studiato nonché restaurato dall’insigne

studiosa Dianne Dwyer Modestini, è tutto da dimostrare”

.