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551 GdM

R

ecenti studi nel campo delle

neuroscienze hanno posto

in evidenza quale sia il confine

tra coscienza e incoscienza. Tutto

dipende dal numero e dalla diver-

sificazione di connessioni neurali attive in un dato momento. Ciò è di

estrema importanza, poiché per alimentare il pensiero cosciente è

necessario stimolare lo stesso attraverso, ad esempio, l’interessamento

alla comprensione di ciò che accade attorno a noi, abbandonando, se

necessario, le idee preconcette e le soluzioni preconfezionate fornite

dalla società e dai mass media.

Nuovi stimoli fanno nascere nel cervello nuovi collegamenti tra neu-

roni (sinapsi) che servono, a loro volta, da preludio alla formazione di

nuovi percorsi neurali. Con l’andare del tempo, l’attività cerebrale viene

dunque amplificata, riuscendo a far sì che i pensieri consci, che sono

fisicamente costituiti da energia giacché prodotti dall’attività elettrica

del cervello, possono andare sempre più a interagire con il mondo ester-

no. È indubbio, infatti, che il campo elettrico generato dall’attività cere-

brale si estenda oltre i limiti fisici del cranio, potendo interagire con le

altre onde elettromagnetiche presenti all’esterno.

Se, come sembra, i risultati di molti studi scientifici ci indicano che

un pensiero cosciente, giacché manifestazione attiva, può influenzare in

una certa misura la realtà esterna, c’è da chiedersi: questo è vero anche

per il pensiero incosciente? Quanto sono importanti, ai fini di ciò che

siamo e ciò che facciamo, i pensieri elaborati dal cervello durante la fase

d’incoscienza?

Infatti, anche se prodotti da un’attività involontaria e automatica, e

dunque “passiva”, i pensieri inconsci hanno le medesime caratteristiche

di quelli elaborati in stato di coscienza, sebbene abbiano apparente-

mente meno forza. Se durante la veglia la nostra attività cerebrale gene-

ra il ragionamento logico, il pensiero volontario e le azioni volontarie,

durante il sonno il nostro cervello non si spegne, ma sviluppa associa-

zioni d’idee imprevedibili che danno vita, a volte, a risoluzioni efficaci.

La mente inconscia è sede di azioni involontarie, pensieri automatici,

emozioni, creatività, fantasie, istinti, impulsi e intuito.

Il pensiero inconscio e inconsapevole è tutto ciò che ci è velato, ma

che ha una notevole influenza su ciò che siamo e ciò che facciamo.

Se è vero com’è vero che anche i pensieri elaborati nello stato d’in-

coscienza (durante il sonno ad esempio), possono interagire con le altre

onde elettromagnetiche esterne, poiché sono frutto di attività passiva,

probabilmente ne subiscono di più l’influenza piuttosto che generarla.

Ciò è emerso chiaramente negli studi neurologici dell’ultimo decennio.

di

s

tefano

n

asetti

*

i

L pensiero inCosCiente

La

backdoor

del controllo mentale

* Stefano Nasetti

, nato a

Roma nel 1974, ha seguito

corsi di studio economico-

amministrativi ma si interes-

sa da venti anni principal-

mente di astronomia, infor-

matica, tecnologie e biotecno-

logie, fisica e sociologia. Per

pura passione e curiosità nel

voler capire il funzionamento

del mondo che lo circonda, ha

approfondito le sue conoscen-

ze effettuando ricerche biblio-

grafiche su numerosi argo-

menti scientifici, mediante la

lettura di libri, delle principa-

li riviste scientifiche e la

attenta frequentazione dei

principali siti di carattere

scientifico. Il suo primo libro,

Il Lato Oscuro della Luna

edito nel 2015, ha registrato

vendite in oltre 10 Paesi diver-

si, sparsi in 5 continenti. Il

libro è stato consigliato da

numerose testate tra cui le

riviste

Enigmi

e

Ufo Inter-

national Magazine

. Scrive

articoli di carattere scientifico

e ufologico, apparsi su diversi

siti web. Nel 2018 ha pubbli-

cato il suo secondo libro dal

titolo

Il Lato Oscuro di Mar-

te: dal Mito alla colonizza-

zione

(formato cartaceo pagi-

ne 392,

13,99 in vendita su:

www.illatooscurodellaluna.w

ebnode.it. Nel formato digita-

le

6,99 in vendita su Ama-

zon).

Scienza e Natura

Nel linguaggio informatico, con il

termine

backdoor

si indicano solita-

mente quelle falle di programmazione,

apparentemente invisibili agli utenti

comuni (per questo definite “porte di

servizio” o “porte sul retro”), lasciate

inavvertitamente “aperte” dai pro-

grammatori o dagli amministratori di

sistema. Una volta individuate, le

back-

door

permettono agli

hackers

di entra-

re nel sistema, aggirando i protocolli di

sicurezza, per carpire informazioni o

manipolare il sistema stesso, spesso

senza che gli utenti o gli stessi ammini-

stratori se ne accorgano.